Sommario: Sebbene il termine ‘medica veterinaria’ possa inizialmente sembrare un errore grammaticale, la sua introduzione nel vocabolario Treccani nel 2022 riflette un cambiamento culturale volto a promuovere l’inclusività, ma per un’effettiva parità di genere sono necessarie anche misure strutturali e sociali concrete.
Saranno i tanti anni di lezioni di grammatica a scuola, ma il termine “medica” fa subito pensare alla matita rossa che segnala un errore! Invece no, la Treccani dal 2022 ha ufficialmente inserito i termini “medica” e “chirurga” nel vocabolario, segnando un passo importante nel riconoscimento della declinazione femminile delle professioni.
L’adozione del termine “medica veterinaria” può inizialmente suonare insolita o addirittura cacofonica, suscitando la sensazione di un errore linguistico. Tuttavia, nel 2022, l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani ha introdotto nel proprio vocabolario forme femminili di professioni tradizionalmente registrate solo al maschile, tra cui “medica” e “chirurga”. Questa scelta riflette un cambiamento socio-culturale volto a promuovere l’inclusività e la parità di genere attraverso la lingua.
Nonostante l’adozione di termini specifici per indicare professioni declinate al femminile rappresenti sicuramente un passo significativo, è evidente che il semplice cambiamento linguistico non è sufficiente a trasformare la società. L’uso delle parole costituisce uno degli elementi della nostra complessità sociale che può contribuire al cambiamento, ma necessariamente deve essere accompagnato da azioni concrete.
Le nostre associate sottolineano quotidianamente la necessità di supporto alla professione, come avere servizi e infrastrutture adeguate, e di un maggiore rispetto per le donne nel settore veterinario. Durante l’evento “Le Idee al Centro”, organizzato da ENPAV il 23 novembre 2024, è emerso che le professioniste medico veterinarie affrontano sfide significative nella conciliazione tra lavoro e vita familiare. Nonostante le donne rappresentino ormai la maggioranza nella professione, persistono difficoltà nell’accesso a ruoli di vertice e nella percezione da parte della clientela. Secondo i dati forniti da ENPAV, la percentuale di iscritte è passata dal 37% nel 2007 al 54% nel 2022, con un’età media di 44 anni. Nonostante questo incremento, le professioniste medico veterinarie guadagnano mediamente il 34% in meno rispetto ai colleghi uomini, elemento che si associa anche a una distribuzione squilibrata delle responsabilità familiari.
Le disuguaglianze di genere nel lavoro sanitario e assistenziale sono un problema globale che impatta negativamente sulle donne, sui sistemi sanitari e sui risultati sanitari. Secondo il recente rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, “Fair share for health and care: gender and the underevaluation of health and care work”, le donne rappresentano il 67% della forza lavoro retribuita nel settore sanitario e assistenziale, ma svolgono circa il 76% delle attività di assistenza non retribuite. Questa situazione, aggravata da salari più bassi e condizioni lavorative precarie, ha effetti deleteri sulla loro emancipazione economica e sull’uguaglianza di genere. L’ONU sottolinea come investire nei sistemi sanitari e ridurre il carico di lavoro assistenziale non retribuito sia fondamentale per migliorare la qualità dei servizi sanitari e favorire una maggiore equità nel settore.
Le donne mediche veterinarie sono quelle che usano di più il part-time e spesso hanno necessità di lasciare il lavoro per alcuni periodi.
In risposta a queste esigenze, la nostra associazione sta sviluppando servizi mirati a supportare le professioniste, promuovendo iniziative che favoriscano una maggiore equità nel settore. Riconosciamo che, sebbene l’adozione di termini come “medica veterinaria” sia un passo importante verso il riconoscimento del ruolo delle donne nella professione, è fondamentale accompagnare questo cambiamento linguistico con misure concrete che affrontino le sfide strutturali e culturali ancora presenti.
Proprio per questo, l’Associazione Donne Medico Veterinario ADMV, pur non cambiando il nome a suo tempo depositato e registrato per i documenti ufficiali, sta usando il temine medica, femminile, sui comunicati e sui social, per riflettere l’identità professionale delle sue iscritte e il percorso di evoluzione linguistica e sociale in atto.
Prof.ssa Maria Luisa Marenzoni, consigliera ADMV
Articolo pubblicato su La Settimana Veterinaria 1362 del 5marzo 2025